Le storie raccontate su Progetto gOldies

Gioia
E il suo umano Mauro
Per i primi 12 anni della sua vita, Gioia ha ignorato che al mondo ci fossero altro che cemento e sbarre.
Quello era il suo universo: la gabbia di un canile pugliese dove era entrata a due mesi con la mamma e i fratellini e da dove è stata l’unica a uscire viva.

Swami
E la sua umana Zaira
C’erano decine di cani, in quel canile; tutti aspettavano, tutti meritavano una casa. Zaira aveva chiesto solo una cosa a Gianna, la volontaria che segue le adozioni: “Voglio una cagnolina che nessun altro vuole”. E così si erano spente le luci sulle altre gabbie, quelle dove vivono cani che ancora hanno una speranza; al centro della scena, per la prima volta nella sua storia (…) era rimasta Swami.

Bufo e Botolino
E la loro umana Ludovica
C’erano un gatto “così bello che non ha bisogno di essere intelligente”, un gatto “così intelligente che non ha bisogno di essere bello” e la loro umana; una famiglia, soprattutto, per qualcuno anomala, per me unica.Allora, meglio tardi che mai: vi presento Bufo, 11 anni, e Botolino, 10. E questa è la loro storia.

Phage
E i suoi umani Annamaria e Marco
Luce è Phage: leggiadra e allegra, cagnolina felice che mi ha dato l’onore, non scontato, di concedermi attenzione e amicizia sotto forma di musatine delicate, creatura luminosa, portatrice di un brillio delicato che non abbaglia, ma riscalda e rende radiosa la realtà circostante.

Charlie
E la sua umana Roberta
Sono tantissimi, intorno a noi: cagnolini piccoli, marroncini, con tratti somatici simili, avi ignoti e personalità prorompente. Dimensioni ridotte e carattere (o attitudine, o… attributi) extra-large. Non per niente, Charlie è soprannominato Angelino: se state pensando a teneri putti, siete fuori strada. Il riferimento sono i film e le serie stile Sopranos, con Angelini di nome e non di fatto, piccoli capetti sbruffoni, bulli dalla morale discutibile. “Trasmette tutta la sua cattiveria di boss del cortile” ride Roberta.

Teo
E il suo umano Matteo
Sembrava che le sue caratteristiche fossero tutte per negazione o per sottrazione: Teo non era enorme, né microscopico; né cucciolo, né anziano. Non era uno di quei cani che si arrampicano sulle sbarre per farsi notare e neppure uno di quelli che scappano nella cuccia quando arriva qualcuno davanti alla gabbia. Non era di razza, né un incrocio particolare, di quelli che ti fermi a guardare ammirato e benevolo pensando a quanta fantasia creativa possa avere la natura.

Carola e Cadeau
E i loro umani Pino e Paola
Erano stati i volontari torinesi a pensare che Carola potesse essere adatta a Paola e ai suoi genitori, Pino e Gianna. Loro non avevano chiesto un cane di razza, di un colore particolare, a pelo lungo o a pelo corto. Solo una cosa, avevano chiesto: quando erano arrivati in canile per conoscere Carola e avevano saputo che aveva avuto un cucciolo, che era già stato messo in un’altra gabbia e “prenotato” da altre persone, non ci avevano pensato un attimo a chiedere di non separarli, perché li avrebbero presi entrambi.

Gipsy
E la sua umana Stefania
Gipsy è sempre più leggera; sembra fatta di solo pelo. Negli occhi non si leggono i suoi anni, sono attenti, scuri e limpidi; le zampe vanno un po’ dove pare a ciascuna, ma vanno, accidenti se vanno, tanto che, a turno, Giovanni e Stefania partono a recuperarla per il prato che, grazie alla minaccia di pioggia, è diventato tutto per noi e per un duo che canta e suona in lontananza. Gipsy non li sente, ma, col suo passo obliquo, sembra seguire una musica dentro, che suona solo per lei.

Harlock
E i suoi umani Benedetta e Luca
E così questa è la storia di un cane bellissimo, un po’ prepotente e molto furbo, one-of-a-kind direbbero gli americani, esemplare unico e inimitabile; la storia di un cane poco amabile (all’apparenza), ma molto amato, che ha viaggiato in posti meravigliosi e le cui imprese, un po’ piratesche come quelle del Capitano interstellare da cui ha preso il nome, sono diventate leggenda. È la storia del terribile, del magnifico Harlock.

Zico
E la sua umana Ilaria
Poi, un giorno, qualcuno nota: te e gli altri del branco. Arrivano persone mai viste, non sembrano ostili, ma… chissà. Tieni la testa bassa. Però ti caricano lo stesso, insieme agli altri, sul furgone; intanto senti più volte una parola misteriosa, “sequestro”. Ne sentirai un’altra, lì dove arriverai, sempre più spesso: Zico. Sarà il tuo nome. Ma ancora non lo sai, mentre il furgone si muove, e non sai che la tua seconda vita sta per cominciare e che la terza, la migliore, deve ancora arrivare.

Pinotto
E la sua umana Silvia
Pinotto si era esibito nel suo solito show di benvenuto, si era arrampicato alla ricerca spasmodica di affetto e loro lo avevano preso per un attimo in braccio, prima di metterlo giù dicendogli “Tu no, sei troppo grande”. Una scena di quelle che fanno cadere le braccia a ogni volontario e l’espressione sul muso di Pinotto in quel momento… beh, spezzava il cuore.
Mi ricordo che, per il nervoso, sono uscita per fumare e lì ho detto “No, me lo devo portare a casa, questo gatto ha un disperato bisogno di una famiglia”.

Pepe
E la sua umana Silvia
Pepe, detto Peppino, ha 12 anni, è positivo alla Fiv e, anche lui, è stato adottato da Silvia al Gattile di Chieri, dove è arrivato da adulto, in pessime condizioni.
È tutto tondo, ha un orecchio tagliato e gli occhi come il cielo nelle giornate più belle.
Ho passato i primi dieci minuti a fotografare Pinotto con lui steso sulle gambe, perché ama le persone (anche quelle mai viste) e perché è un ficapuciu (se non sapete cos’è, ve lo spiega Silvia più sotto).
È, soprattutto, un Aggiustacuori. E questa è la sua storia.

Leon
E la sua umana Roberta
C’era un vuoto, a casa mia, lasciato da una delle mie gatte, che avevo appena dovuto far addormentare. C’era un’altra gatta, rimasta sola. C’era una casa tranquilla. E c’ero io, che a quel giovane micio avrei dato tutta la pazienza necessaria per curare ogni ferita e ricostruire la serenità che gli era stata portata via.
E così, il 10 marzo 2012, Noir è diventato Leon e io sono diventata la sua mamma.

Lapo
E la sua umana Roberta
Un musetto smagrito e malinconico, pixel sfocati accompagnati da parole che raccontavano una storia triste quanto quella immagine. Era un gatto su decine che cercavano casa a Pianello, in provincia di Piacenza, dove una pseudo-colonia nata per caso si era trovata orfana dell’umana che se n’era occupata fino ad allora; un appello su decine, quelle che passano ogni giorno sulle bacheche e sotto gli occhi di chi ha un account social. Eppure, per Roberta è stato proprio quello, proprio lui.

La Mamy
E la sua umana Roberta
La Mamy è dolce, buona, tranquilla. Ma non bisogna sottovalutarla; nessuno mette La Mamy in un angolo. Neanche suo fratello. A volte lui va per menarla (questioni di gatti), ma lei, nonostante le dimensioni ridotte, si difende bene, perché ha una velocità tremenda nelle zampe e un’agilità degna di un pugile. O di un ladro; ma solo di un ladro di cibo. Perché c’è un tratto che descrive più di tutti gli altri La Mamy, detta anche La Nana, e, a dispetto della sua linea invidiabile, è la voracità.

Minnie
E la sua umana Roberta
Quattro zampe le aveva, fino a qualche mese fa; zampe con cui gironzolava, grattava, cacciava. Aveva anche una famiglia, ma no, stavolta il termine non si addice; aveva dei padroni. L’avevano presa da cucciola e per 14 anni l’avevano tenuta, soprattutto fuori casa, con cibo, acqua e, a volte, qualche attenzione. Poi erano iniziati i problemi.

Maya
E i suoi umani Anna e Raffaele
Anna era appena andata in pensione e finalmente avrebbe potuto prendersi cura nel miglior modo possibile di un cagnolino. Quel giorno lei e il marito Raffaele erano appena entrati al canile municipale di Torino, ancora più pieno del solito visto l’ingresso di un gran numero di cani sequestrati da un canile lager del Sud e sistemati in vari rifugi. Non avevano in mente nessun “cane ideale”, ma forse Maya i suoi “umani ideali” li aveva ben presenti, ed erano proprio loro: “È stata la prima ad avvicinarsi” spiegano quando chiedo perché proprio lei.

Minù
E la sua umana Donatella
Sembrava un incidente. Un cancello, forse, che si era richiuso improvvisamente su quel cucciolo di Marsala pronto a salire al Nord e che gli aveva inibito l’uso di una zampetta. Così, almeno, aveva detto la volontaria del posto a Donatella. Lei avrebbe dovuto ospitarlo per poco nella sua casa, tra Asti e Torino; giusto il tempo necessario a finalizzare un’adozione già avviata a Como. Era novembre, l’anno il 2016.

Zumi
E la sua umana Ika
Zumi è soffice come un peluche, caracolla ma non molla, anzi, ogni tanto prende e va, va, va (perché è diventato un po’ sordo? Perché non gli interessa ascoltare? Chi lo sa), finché Ika non lo raggiunge.
“Non ama le smancerie!” mi avverte la sua Erika. Ma non importa – anche se lei gliele fa lo stesso e lui le accetta stoico, soprattutto in cambio di una crocchetta. Ma non importa, perché mica c’è bisogno di un abbraccio in posa per raccontarvi tutto l’amore che c’è; la complicità, l’allegria, la tenerezza. Due vite che diventano una.

Gastone
E la sua umana Vanna
La prima volta che ho incontrato Gastone era il 2019, settembre; lo so per certo perché era anche la prima volta che entravo a Scodinzolandia.
Fiero nell’aspetto, con una postura, dimensioni e anche un mix di colori che incutevano un po’ di soggezione, mi ha studiata da lontano mentre scattavo le prime (la primissima è qui sotto) di migliaia di foto che avrei fatto negli anni su quei prati, molte anche a lui.

Baffo
E la sua umana Daniela
La speranza ha il suono di un codino che batte; la felicità è un cappottino verde che non va più.
Daniela avrebbe voluto che Baffo lo indossasse per le foto, ma, nell’arco di poche settimane (quelle passate dal momento in cui ha chiesto di partecipare a Progetto gOldies al sabato in cui ci siamo incontrati), era diventato troppo piccolo. No, molto meglio di così: a renderlo di colpo troppo stretto erano stati i chili che Baffino, in barba a ogni previsione e pronostico, aveva messo su.

Pepe
E la sua umana Franca
Pepe è il gOldie dell’isolato accanto, è il gOldie più grosso che mi sia capitato di incontrare finora ed è anche un gOldie che, in un locale, dovrebbe dare un documento per dimostrare la sua età: 15 anni? Ma davvero? Sembra ancora il cucciolone dinoccolato che aveva fatto innamorare a prima vista Franca.

Domitilla
E la sua umana Mariangela
Dev’esserci un’anomalia nella linea temporale, non me lo spiego altrimenti: che sia sempre una cucciola scatenata ai miei occhi e, intanto, a passi sempre più faticosi, stia per compiere 14 anni, e che siano quasi 13, quelli vissuti insieme.
Tanto è niente, in certi casi. Solo sempre è l’ordine di grandezza accettabile nel tempo delle storie d’amore.
