16 – La Mamy

L’8 maggio 2014 è il giorno del Jackpot per Mamy: in un colpo solo guadagna una casa, due fratelli-gatti, Lapo e León, un’amorevole mamma umana e l’articolo determinativo La per rispettare le tradizioni della nuova famiglia.

Cupido è di nuovo un appello su Facebook che compare sulla bacheca di Roberta proprio mentre in casa c’è un vuoto da riempire, quello lasciato dalla gatta Lilly, perché “ma hai già due gatti!” è una frase che non ha senso per chiunque sia stato abituato a vivere con tre (aggiungete numeri a piacere, il risultato non cambia) e perché il cuore è la sede di un paradosso spaziale: può essere al tempo stesso colmo d’amore per chi resta e avere una voragine spalancata, grande e terribile come un buco nero, lì dove qualcuno non c’è più.

L’emergenza è sempre quella di Pianello, dove, ancora un anno dopo l’adozione di Lapo, i gatti da accasare sono sempre tanti. Mamy ha quel nome perché è una mamma: anzi, dicono i promotori dell’appello, potrebbe essere proprio la mamma di Lapo! Roberta va fino in provincia di Piacenza per conoscerla e sceglie di adottarla: non per la presunta parentela (non solo, almeno), ma perché il pensiero di quella gattina minuta e timida in una situazione difficile diventa così reale da prendere una forma, che non è proprio uguale al tassello mancante lasciato da Lilly (nessuna, mai, lo è), ma, in quel buco nero, ci sta bene e fa sentire bene.

Così Mamy diventa La Mamy, anche se, alla prima visita dallo stesso veterinario che già aveva scoperto che Lapo fosse un ragattino di 10 anni (e non dei 2, a esagerare 3, dichiarati), c’è di nuovo un colpo di scena: impossibile che sia la mamma di Lapo, perché lei sì che è una cucciola di un anno, due al massimo. Tanto che la ragione della somiglianza tra i due potrebbe essere sì un rapporto genitore-figlio, ma opposto a quello ipotizzato.

Simili sono simili, questo è certo. Nonostante la stazza diversa, l’espressione diversa, la forma della testa diversa. Lapo passerebbe una giornata in braccio, La Mamy neanche un secondo. Lui ha un orecchio tagliato, ricordo della vita precedente; lei la boccuccia storta, segno di quella attuale. Eppure non è solo il colore del mantello ad accomunarli. C’è di più, tra di loro, un legame che non riesco a definire, nel momento in cui mi accolgono entrambi con lo stesso fare amorevole, mosse speculari e identica curiosità, ma che si sente a pelle e mi fa quasi temere, all’inizio degli scatti, di rischiare di confondere le loro foto. Ma è un timore che va via mentre Roberta, con pochi aneddoti, me la racconta; così, attraverso le sue parole, la racconto a voi.

La Mamy raccontata da Roberta

Il suo musino un po’ così, per prima cosa. Un giorno ci siamo accorti che aveva perso un dentino; dove, come e perché non si sa. Fatto sta che, da allora, ha la bocca un po’ storta e la linguetta di fuori.

Ha un carattere splendido e fa amicizia facilmente. Una volta è riuscita a evadere da casa: non la trovavo più, l’ho cercata per non so quanto, mi ha fatto entrare nel panico perché temevo che si fosse buttata giù. Alla fine ero scesa al piano di sotto, con i croccantini in una mano e nell’altra il biglietto da lasciare alla vicina, che ha una finestra sempre aperta per far entrare e uscire liberamente sul terrazzo i suoi due gatti. E proprio dalle sbarre di quella finestra me la sono vista arrivare, scortata dai due nuovi bodyguard che le sbucavano dalle spalle e un’espressione che diceva: “Beh, che cosa vuoi? Sono solo venuta sotto a trovare i miei amici!”.

La Mamy è dolce, buona, tranquilla. Ma non bisogna sottovalutarla; nessuno mette La Mamy in un angolo. Neanche suo fratello. A volte lui va per menarla (questioni di gatti), ma lei, nonostante le dimensioni ridotte, si difende bene, perché ha una velocità tremenda nelle zampe e un’agilità degna di un pugile. O di un ladro; ma solo di un ladro di cibo. Perché c’è un tratto che descrive più di tutti gli altri La Mamy, detta anche La Nana, e, a dispetto della sua linea invidiabile, è la voracità.

Una volta è venuta a prendermi dal piatto un pezzo di uovo fritto appena tolto dalla padella e si è ustionata la lingua, tanto che ho dovuto darle dei medicinali apposta per decongestionarla.

Non è servito a distoglierla dalla sua passione per il cibo, così forte che rischia la vita ogni giorno, visto che quotidianamente cerca di rubare il cibo di Minnie, l’ultima arrivata, l’ultimo adottata, invadendo il suo regno, il Cuscinone Verde, interdetto a chiunque, me inclusa.

Sembra un’esagerazione solo a chi non conosce Minnie e presto non lo sembrerà neanche a voi: perché la sua è un’altra storia: la prossima, quella con cui si concluderà il racconto dei ragatti di Roberta.

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