14 – Leon

Ci eravamo salutati con due gatti e ricominciamo con quattro.

Di mezzo ci sono stati un anno, una bimba, gOldies che sono andati avanti (Zico, Pinotto, Gioia), altri che gOldies lo sono diventati, anche se i loro umani faticano a crederlo (mia amata Domitilla, parlo di te e prima o poi ne scriverò, di questi dieci anni insieme che mi sembrano uno e un’eternità insieme).

Mi è mancato conoscere vecchietti e, più ancora, mi è mancato scriverne. Lo chiedevo qualche giorno fa su Facebook: fatevi avanti, fatevi raccontare. Invece è stata una chiacchierata di persona, vecchio stile, mentre fotografavo i gatti di un rifugio biellese, a far girare la prima chiave e ad aprirmi le porte della casa di Roberta e della sua famiglia felina.

Quella mattina, tra uno scatto e l’altro, ho parlato di Progetto gOldies a Emilio, che ha subito pensato che sarebbe stato perfetto per una volontaria che adotta solo gatti anziani, o sfortunati, o entrambe le cose. Quei gatti per cui c’è la fila, insomma.

Pochi giorni dopo, pochi giorni fa, ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto. Dietro c’era lei, Roberta, che, con poche parole, mi ha dipinto uno schizzo dei suoi ragatti che non poteva non farmi venire voglia di incontrarli e che coincideva perfettamente col cuore e l’anima di questo progetto.

Così, domenica scorsa ho conosciuto Lapo, La Mamy, Minnie e Leon: questo l’ordine di apparizione davanti all’obiettivo, direttamente proporzionale alla curiosità nei confronti di un’estranea. Ma l’ordine di apparizione nella vita di Roberta è stato un altro e voglio essergli fedele: per questo inizio da Leon, micio nero adottato 10 anni fa.

Leon raccontato da Roberta

L’avevano chiamato Noir, ma per me è stato subito Leon.

Un po’ perché è una tradizione che il nome dei miei ragatti inizi con la lettera L. Un po’ perché aveva dimostrato coraggio da vendere, il coraggio di un leone, nell’attraversare un condensato di dolore che nessuno dovrebbe affrontare in un’esistenza intera e che a lui era toccato già nei suoi primi mesi di vita.

Ne aveva due quando era stato scaraventato dal finestrino di un’auto in corsa, a Ivrea. Due omeri e il bacino fratturati avevano richiesto mesi di ferri e cure continue da parte della volontaria di Eporedianimali che se l’era portato a casa per aiutare la ripresa; ma la paura, quella è ancora più difficile da aggiustare delle ossa spezzate e a Leon, ai tempi ancora Noir, era rimasta attaccata ben salda sotto pelle.

C’era scritto anche nell’appello su Facebook che ha cambiato la sua e la mia vita: “sono un gran giocherellone e coccolone, ma purtroppo mi è rimasta tanta paura. Avrei bisogno di essere adottato da una persona disposta ad avere tanta pazienza, che mi voglia conquistare e che mi voglia tanto bene, di una casa tranquilla e magari con un altro gatto per giocare con me”.

C’era un vuoto, a casa mia, lasciato da una delle mie gatte, che avevo appena dovuto far addormentare. C’era un’altra gatta, rimasta sola. C’era una casa tranquilla. E c’ero io, che a quel giovane micio avrei dato tutta la pazienza necessaria per curare ogni ferita e ricostruire la serenità che gli era stata portata via.

E così, il 10 marzo 2012, Noir è diventato Leon e io sono diventata la sua mamma.

Leon è molto dolce e buono. Ha ancora paura degli umani che non conosce, ma ha fatto dei passi da gigante: quando arriva qualcuno non rimane più nascosto per ore nell’armadio, viene a curiosare e, se si conquista la sua fiducia, si lascia coccolare.

Una cosa, ancora, lo terrorizza: i sacchetti di plastica. A volte sono sovrappensiero e ne prendo uno in mano; allora lui scappa via, più lontano che può, con gli occhi pieni di paura. Credo che l’avessero chiuso in un sacchetto di plastica, quando l’hanno gettato da quell’auto in corsa.

Siamo insieme da 10 anni e Leon ne ha quasi undici, ma, per me, resta sempre il cucciolo di casa, anche perché è stato il micio più giovane tra quelli che ho adottato. A 6 mesi e con un’energia vitale che per troppo tempo era stata messa a tacere da cure lunghe e dolorose, non sempre era ben tollerato da Lilly, la veterana di casa.

Un micio adulto ma giovane, vivace ma equilibrato, sarebbe stato un’aggiunta ideale: un altro appello stava per finire sotto i miei occhi e un nuovo gatto per varcare la soglia di casa, anche se non tutto sarebbe andato come previsto…

Ma questa è un’altra storia: la storia di Lapo, il prossimo gOldie di cui vi racconterò.

2 risposte a "14 – Leon"

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