#5: Phage

Se dovessi definire con una sola parola la sessione di Progetto gOldies che ha avuto come protagonista Phage, 11 anni splendidamente portati, non dovrei pensarci un attimo per scegliere luce.

Una luce memorabile, quella che trasforma in oro tutto ciò che tocca e ricopre l’ordinario di straordinarietà, ci ha abbracciati e accompagnati alla fine di un caldo lunedì d’estate.

Luce è Phage: leggiadra e allegra, cagnolina felice che mi ha dato l’onore, non scontato, di concedermi attenzione e amicizia sotto forma di musatine delicate, creatura luminosa, portatrice di un brillio delicato che non abbaglia, ma riscalda e rende radiosa la realtà circostante.

La sua luce mi è rimasta addosso a lungo, come quella dei suoi umani Annamaria e Marco, perché talvolta, quando si ha fortuna, capita di conoscere delle persone che splendono e in cui riconosci al volo ciò che fa brillare anche te: è raro ed è un regalo prezioso, ancora più in certi momenti.

Ormai siete abituati alle mie divagazioni e questo post non fa eccezione. Il giorno in cui ci siamo incontrati e conosciuti di persona, dopo pochi messaggi concisi scambiati con Annamaria per organizzare la sessione, è stato lo stesso in cui avevo appena dato le dimissioni dal mio lavoro storico: quasi nessuno lo sapeva ancora e loro sono state tra le primissime persone a cui l’ho detto, qualche minuto dopo esserci presentati.

Qui ci starebbe una parentesi sul perché tendiamo a definirci attraverso il lavoro che facciamo (o, a essere filosofici, su quanto il fare condizioni la percezione dell’essere) e, quando quel lavoro viene a mancare, si apre una porta sull’incerto che include anche la nostra essenza, ma non era quello a premermi: per me si trattava, soprattutto, di un coming out. Mentre parlavo con loro, quasi sconosciuti, quella realtà nuova, che fino a quel momento aveva mosso pochi passi in ambienti noti e familiari, faceva il suo ingresso ufficiale nel mondo esterno, lo stesso dove chi lascia volontariamente un lavoro a tempo indeterminato (e non per un’altra occupazione, per di più) è spesso visto come un pazzo o un marziano. Non da loro. Marco e Annamaria sono la prova che alle persone intelligenti non servono tante parole per capire (mentre a chi intelligente non è non bastano tutte le parole del mondo, ma questo è un altro discorso) e che, a volte, per (ri)conoscersi basta poco: frasi che è facile e naturale completare, dette sotto una luce che fa sorridere, commuovere ed emozionare per la sua magia preziosa. Non c’era posto per la paura di un salto nel vuoto, mentre camminavo con Phage e i suoi umani lungo i sentieri di uno dei miei posti del cuore, il Parco della Burcina di Pollone (BI): era tutto occupato da altro, che, in estrema sintesi, si può chiamare passione.

Abbiamo parlato di sogni, del coraggio di seguirli e di costruirli. Abbiamo parlato di natura e di fotografia (Annamaria e Marco sono, tra le altre cose, due bravissimi fotografi, impegnati in un progetto nobile di conservazione della natura e, in particolare, di difesa del Vallone delle Cime Bianche, l’ultimo Vallone selvaggio: il loro progetto merita di essere diffuso e sostenuto).

Abbiamo parlato di incontri che cambiano la vita e tra quelli c’era la ragione del nostro, di incontro: l’amabile Phage.

La storia di Phage

Phage aveva 8 anni e due vite alle spalle quando è stata adottata da Annamaria.

Dopo aver trascorso la prima parte della sua esistenza come amato cane di famiglia, a causa di beghe tra vicini era finita, ormai adulta, prima in (brutto) canile, poi nel Rifugio di Lanuvio – Associazione Castelli Romani: amata e protetta dai volontari, bella, buona, sana e invisibile, per anni aveva atteso invano la sua famiglia. “Carina ma anziana”, la frase pronunciata o pensata da chi passava davanti alla sua gabbia prima di spostarsi un passo più in là (anche se “Un cane di otto anni non è un cane vecchio: è un cane nel pieno delle sue potenzialità, con un mondo interiore ricchissimo tutto da esplorare ed un patrimonio di emozioni da esprimere”, come ha scritto Annamaria su laZampa).

Nella speranza di trovarle più facilmente una casa, era stata trasferita al Nord, al Rifugio Anime con la Coda di Cavour, città metropolitana di Torino, con altri due cagnolini (anche loro, adesso, felicemente adottati).

È lì che la sua storia si è unita con quella di Annamaria: un incontro nato dalla passione (che capisco bene!) “per i cani che sembrano pecorelle”, categoria a cui Phage, col suo pelo lanoso e ricciolino, appartiene a pieno titolo.

L’approvazione immediata di Iron e Miele, i due cani di casa, sancì la nascita di una nuova famiglia e della terza vita di Phage. Succedeva tre anni fa* (tenete a mente questo numero).

Phage raccontata da Annamaria

Phage è una cagnolina che indubbiamente ama essere al centro dell’attenzione del suo nucleo familiare. Molto timida e riservata con gli estranei, al contrario rivela una grande personalità all’interno del suo branco“.

“Phage è un cane per certi versi vezzoso, molto geloso dei suoi umani, immensamente devoto e dolce con coloro che ritiene essere i suoi prediletti. Ha una grande capacità di adattamento: tanto da diventare una coraggiosa cagnolina di montagna, nonostante sia vissuta in contesti totalmente differenti”.

Phage e le amate montagne

Il nostro rapporto è fin da subito stato molto intimo: direi che eravamo l’una nel destino dell’altra e lo abbiamo percepito subito. Phage ed io aspettavamo la nostra occasione per ripartire, per scrivere un nuovo capitolo della nostra vita, e lo abbiamo fatto insieme. È stata il cane che ha segnato la mia “rinascita”. Le sarò sempre immensamente grata.

Destino

*Del tre e della triade

Tre è un numero che ritorna spesso, nella storia di Phage e nel racconto di Annamaria.

Erano stati tre i cagnolini del viaggio verso il Nord in cerca di una nuova vita; tre i cani della nuova famiglia, con gli amatissimi fratelli di pelo Miele ed Iron prima, con Lapo e Nebel poi.

E tre, numero perfetto (a volte, come questa, un po’ di più) sono Phage, Annamaria e Marco: lui si è aggiunto dopo e l’amore con Phage è stato immediato e non banale, perché, come ha detto Annamaria mentre camminavamo tra i sentieri della Burcina, l’armonia non è così scontata e la presenza di un cane può rafforzare o far scoppiare una coppia.

Sguardi

Il passaggio da 2 a 3 non è solo una questione matematica: è quello che rende la coppia una triade, termine che è ricorso spesso nel racconto di Annamaria e che, per la Treccani, è “Complesso, gruppo unitario e organico di tre persone o divinità, di tre enti o elementi”. Per me, significa armonia, complicità, comunione; unione che accresce e arricchisce senza far perdere se stessi. Raramente ho visto un significato farsi così tangibile come in quel pomeriggio di foto.

Mentre scattavo, Phage osservava, esplorava, mangiava qualche fiore (è un cane-pecorella, ve l’ho detto!), a volte si sedeva in meditazione; attenta a non perdere di vista i suoi umani senza essere preoccupata se, per un po’, non era attaccata a loro.

Cagnolina equilibrata e amata, leggiadra ma forte della sicurezza che Annamaria e Marco sarebbero sempre stati lì per lei. Quando li raggiungeva, inventando il suo sentiero nel prato, erano coccole, carezze, grattini sulla pancia. Erano quattro mani che si incrociavano sul suo pelo lanoso e diventavano una cosa sola. Era triade, molto semplicemente.

“Gruppo unitario e organico…”

Seduti nell’erba alta, tra nugoli di insetti attraversati da lame di luce, Phage, Annamaria e Marco non erano né facevano i modelli. Ero io a essere l’interprete privilegiata della loro straordinaria normalità.


Per partecipare a Progetto gOldies

Ci sono tante storie di gOldies che vorrei raccontare, magari anche la vostra: se il vostro compagno di vita è un senior, abitate tra Torino e Biella o siete disposti a raggiungermi, contattatemi per partecipare!

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