Il pelo soffice, lo sguardo penetrante e l’aspetto spumeggiante come quello di una sciantosa: Bella guagliona!, ecco cosa penso davanti a Rose.
Bella lo è senza possibilità di smentita, questa miciona napoletana dall’età indefinita, ma, sicuramente, a pieno diritto gOldie.







Lodovica, però, che qui sopra già aveva raccontato Bufo e Botolino, non l’ha scelta per l’aspetto.
E neanche per razionalità, perché… siamo obiettivi: non ce n’è moltissima, nell’adottare una (altra) gatta con la leucemia felina, una malattia terribile che purtroppo Lodo conosce molto bene.
L’arrivo della leucemia felina nella sua casa e nella sua vita era stato imprevisto e improvviso: aveva adottato una cucciola che sembrava, com’è comune dire, “il ritratto della salute”, e dopo poco aveva scoperto che aveva la FeLV+.
Tutto meno che una scelta ragionata e consapevole.
Ma scelte sono state dopo: tutti gli altri gatti FeLV+, inadottabili tra gli inadottabili, a cui ha aperto casa e cuore.





Il prezzo lo conosce chi ha avuto a che fare la malattia, ma il dolore e la paura li lasciamo fuori da questa storia. Ce li scrolliamo di dosso con una mossa felina.
C’è abbondanza di altro, da raccontare: “no” netti che si sciolgono “come una corda di burro“, amore, coraggio e fiori.
Rose raccontata da Lodovica
Rose (ai tempi Duchessa, come la micia degli Aristogatti) è stata trovata in una colonia felina nei dintorni di Napoli.
Era molto magra e spelacchiata; difficile definirne l’età.
Si era avvicinata per cercare cibo, ma i gatti presenti non la facevano avvicinare e la picchiavano. Le volontarie hanno allora deciso di portarla in gattile in sicurezza. Testandola, hanno scoperto che era FeLV+.
È stata quindi ospitata a casa di una volontaria che, per tenerla separata dai suoi mici, ha dovuto chiuderla in uno stanzino, dove è rimasta per circa un anno.

Io avevo contattato il Gattile di Napoli perché avevo visto un’altra gatta in difficoltà, ma che, invece, era già stata adottata.
Cercavo – finalmente – un gatto senza FeLV, e avevo chiesto chi avessero con meno possibilità di essere adottato, con qualsiasi forma di disabilità (cecità, tripode, ecc.), ma sano.
E loro mi hanno detto che in assoluto la meno adottabile era lei, proprio perché FeLV+.
La volontaria mi ha girato le foto e… che ci vuoi fare: me ne sono innamorata subito. Fregata! (ride, ndr).
Quando è arrivata (con il Frecciarossa da Napoli! Mi ha ricordato il film “Il treno dei bambini”…), Rose non sapeva saltare: non so se avesse perso i muscoli perché, per un anno, non aveva avuto a disposizione nessun arredamento verticale dove esercitarsi. Aveva difficoltà anche a salire sul divano e sul letto.
Ma da subito ha mostrato il carattere forte di chi ha già vissuto tanto.



In casa, dopo qualche giorno di assestamento, ha subito messo in riga “Bic gatto matto”.
Bic miagolava tutte le notti perché sordo e… appunto, un po’ matto.
La prima notte che Rose ha dormito sul letto, ha sentito Bic miagolare a squarciagola (senza motivo, ovviamente) in piena notte.
È scesa di corsa, gli ha elargito due zampate ben assestate ed è tornata a dormire.
Quella notte Bic non ha più miagolato ed ha dormito tranquillo e in silenzio!
Rose ha convissuto con Bic, ma si sono sempre ignorati; da quando è mancato (anche Bic era stato adottato da Lodovica perché, oltre che sordo, era FeLV+, ndr) è rinata ed è diventata la regina della casa.




Si gode tantissimo la tranquillità e il divano, nonché il sole, quando possibile.
All’inizio era molto silenziosa, mentre ora ha imparato a “parlare” con continui prr prr.
Mi è affezionatissima (mentre agli estranei dà poca confidenza) e mi segue di continuo di stanza in stanza. Non perde mai il contatto visivo con me.




Se dovessi scegliere una parola per definirla, sarebbe “fierezza”: Rose ha vissuto tutte le difficoltà del mondo, ma sempre lottando e senza chiedere aiuto a nessuno.
E se dovessi dire cos’è per me… è la mia “bambolina”: da trattare con delicatezza e rispetto, sempre considerando i suoi tempi e il suo umore.
Fra noi è una convivenza alla pari, con tanto amore.
Penso spesso a quello che ha vissuto, e mi dico che i miei sono problemi da nulla a confronto.
Rose mi insegna ogni giorno ad affrontare qualsiasi difficoltà con forza e dignità…
Postilla
… … E, nel dubbio, circondandosi di luce e di fiori.
Mentre cercavo una definizione in linea con le origini partenopee di Rose, ho trovato l’espressione nu sciore, “un fiore”:
“È spesso usata nella poesia, nella musica e nei modi di dire tradizionali per simboleggiare la bellezza, la delicatezza, l’amore o la caducità della vita”
Allora ho pensato che tutto torna: il nome che Lodovica le ha dato, la passione (condivisa da umana e felina) per il balcone floreale, la delicatezza e la capacità di crescere e splendere nonostante le condizioni avverse.
Lodovica ha il pollice verde, è un dato di fatto, ma tutta la mano (quella con cui dispensa carezze, cibo e spesso medicine) di un altro colore: non so quale sia, ma il risultato è che riesce a coltivare speranza, e far sbocciare una gatta che sembrava avesse il destino segnato.
Da uno stanzino di fortuna alla vista sul giardino, sulle Prealpi; da un abbandono e dalla lotta per un po’ di cibo a cuscini morbidi, coccole e attenzioni.
Questa è, la storia di Rose: non di una gatta scartata e malata, ma di una scelta e di un grande amore.


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