12 anni di vita in canile possono essere la storia di un cane libero?

Se quel canile è Scodinzolandia, a Saluggia, e quel cane è Hansel, la risposta è sì; la storia, quella che state per leggere.

Ho incontrato Hansel sul finire dell’estate del 2019, la prima volta che sono stata in quello che è diventato per me un posto del cuore e, per moltissimi cani, è stato, ed è, il posto dei miracoli.

Chi conosce i miei amori canini non sarà stupito di sapere che il suo aspetto mi ha colpito subito: Hansel sembrava (e sembra, forse adesso che gli anni sono passati per tutti ancora di più) un mix tra Biancospino e Domitilla.


E poi, la sua delicatezza, l’atteggiamento guardingo ma mai minaccioso, i passi gentili sempre vicino al suo inseparabile compagno Gastone
Che belli, quei due: un brontolone focato dal cuore grande, un lord grigio pieno di grazia e peli ondulati.

Hansel e Gas

Visita dopo visita, foto dopo foto, c’erano sempre. E presto ho capito che ci sarebbero sempre stati; che, per loro, Scodinzolandia non era un luogo provvisorio di passaggio in attesa di una casa, ma era Casa.

Ci ho messo un po’ a riuscire a fotografare gli occhi di Hansel, sempre nascosti da ciuffetti grigi e da un velo di timidezza verso di me, non sconosciuta, ma “poco conosciuta” di sicuro.
Quando sono riuscita a metterli a fuoco ho trovato due meravigliosi, dolci occhi marroni.

E quando Hansel ha messo a fuoco a me, mi ha fatto un dono grande, il più grande che può fare un timido cane in canile: un tocco leggero, ma prezioso, col naso, mentre non lo guardavo.

Quando leggo storie di cani che hanno passato una vita in canile (Hansel è nato presumibilmente nel 2010 ed è arrivato a Saluggia nel 2014, dopo la permanenza in un canile siciliano), il primo pensiero è sempre di vite sprecate: la loro e quella degli umani che avrebbero potuto condividere un pezzo di strada, lungo o corto, ma reso migliore da orme di piedi e zampe affiancate. “Non sono stati scelti”.
Hansel, invece, ha scelto: non ha rinunciato alle due case (ottime) che lo avevano accolto, ma ha ribadito che non dovevano trovargli una casa, perché ce l’aveva già.


Anomala, a prima vista, per gli umani abituati a pensare che un canile è una condanna, una prigione; ma perfetta per lui, scelta da lui. Ed era lì che voleva tornare, che ha voluto stare.
Come e perché, lo raccontano due persone che gli sono molto care.

Hansel per Diana

Angelino (io lo chiamo così, perché… è un angelo! Ho storpiato Hansel in Angelo, Angelino) proviene da un canile di Porto Empedocle, in provincia di Agrigento: l’aveva fatto salire una signora di Borgo d’Ale per aiutare i settanta cani che erano sopravvissuti all’incendio doloso appiccato da un gruppo di giovinastri.

Non conosciamo la sua storia, ma non era un cane ferale: era timido, ma bello e buono. Avrebbe potuto trovare facilmente casa… invece, se arrivava qualcuno interessato all’adozione, andava a nascondersi.

Un giorno sono venuti dei nostri adottanti che avevano perso il cagnolino poco tempo prima. Hansel era nel box con un’altra cagnona piuttosto anzianotta. Quei signori si erano a tal punto innamorati di lui che avevano proposto di prendere entrambi, proprio per favorire l’ambientamento di Hansel grazie alla presenza della sua amica.

Così l’hanno portato a Vercelli, dove la canina si è integrata subito, ma lui… non ne ha voluto sapere. Dopo una settimana non era mai entrato in casa, ma aveva scavato un solco in giardino a forza di percorrere sempre gli stessi passi.

Un giorno è scappato: ho preso subito un permesso dal lavoro per andare a cercarlo, temendo il peggio. Nella zona c’erano l’area industriale, una strada statale molto trafficata, il fiume Sesia, un accampamento con cagnoni molto aggressivi, una centrale, la ferrovia… tutti grossi pericoli. Disperavo di trovarlo.

L’ho cercato tutto il giorno senza risultati; poi, verso sera, l’ho avvistato in mezzo a campo, vicino a una cappelletta con la statua della Madonna. All’inizio non mi ha riconosciuto e si è allontanato; io ero sconfortata, esausta, ma non ho smesso di chiamarlo.
Alla fine deve aver riconosciuto voce: si è fermato, si è voltato e mi è volato tra le braccia! Sono passati anni, ma ancora il ricordo mi commuove.
L’abbiamo riportato a Scodinzolandia, anche la sua compagna perché ci dispiaceva separarli. E Hansel si è mostrato subito felicissimo del suo ritorno!

Dopo un annetto, abbiamo ritentato l’adozione a casa di mia sorella, anche lei volontaria, con due canine tranquille, che Hansel conosceva già e bene. Sembravano le condizioni ottimali.

Abbiamo provato un approccio molto graduale: ogni giorno lo portavo nella nuova casa e la sera lo riportavo in canile, sempre a piedi, passando dai campi, nell’ipotesi che, se fosse scappato di nuovo, avrebbe fatto quella strada.

Anche in quella casa, però, ha avuto lo stesso atteggiamento di Vercelli. Passi senza quiete e nessuna intenzione di entrare.

Dopo una settimana ci siamo arresi all’evidenza; è con noi che vuole stare. Ha fatto la sua scelta.

Da noi ha vissuto serenamente, attaccandosi in modo particolare a qualcuno di noi umani, come Marina, e a cani come Gastone.

Da quando il suo compagno di vita non c’è più, è cambiato il suo atteggiamento verso la vita: lo vedo più stanco, sempre un po’ triste… magari sono solo i miei occhi umani*, ma credo di non sbagliarmi a dire che quest’assenza ha tolto un po’ di voglia di vivere al nostro grigione di 16 anni.

Hansel raccontato da Marina

Quando vado a Scodinzolandia, parto felice, con le farfalle nello stomaco, perché so che lì troverò code scodinzolanti, sguardi amorevoli e anime belle. Come Hansel.

Al mattino, quando arriviamo, sono lui e Trilly a salutarci, dopo Carolina e Cleo.

Di Hansel adoro tante cose. Il suo modo di camminare, molto compassato; il suo atteggiamento, il modo in cui si pone verso gli altri cani. Il fatto di essere schivo all’inizio, ma poi, quando si fida, si scioglie e diventa un gran tesoro.

La prima volta che l’ho accarezzato mi sono persa nel suo folto pelo che sa… di propoli! Solo lui ce l’ha ed è un’altra delle cose che amo.

Quando vede la spazzola corre via con tutto il suo essere, non gli garba molto essere spazzolato; poi quando lo si placca si arrende, perché lui… è un buono fino al midollo.

Un’altra cosa divertente è quando Africa (una Labrador nera arrivata in canile quand’era già molto anziana, ndr) lo vedeva e gli abbaiava: lui, quatto quatto, invertiva la rotta, come per dire “Non voglio grane, cara, me ne vado!”.

Se dovessi trovare una sua sola caratteristica per definirlo, direi che è la bontà fatta cane.

È un vero amico per i suoi simili; è stato compagno di Siria, anche lei viveva nella zona degenza con lui e Gastone.
Di Gas sta patendo molto la mancanza.
Mi è rimasto nel cuore il comportamento che ha avuto per tutti i mesi che hanno preceduto la sua dipartita.
Hansel era particolarmente protettivo nel suoi confronti, temeva che gli facessimo del male. Quando eravamo ad accudire Gas nella sala degenza lui si infilava sempre, il suo muso meraviglioso era sempre sotto un braccio, voleva vedere cosa succedeva. Voleva esserci, per lui.
E poi la tristezza nei giorni successivi alla perdita del suo amico del cuore.

Hansel supervisiona il suo amico Gastone, insieme a Vanna

Gli animali, i cani soprattutto, sono veramente angeli senza ali, amano in maniera incondizionata i loro compagni di vita e noi umani.

Hansel una famiglia non l’ha mai voluta, perché ce l’ha: Scodinzolandia è la sua famiglia.

Postilla

Gli *occhi umani di Diana sono capaci di vedere i cani meglio di chiunque altro – lei non lo direbbe mai, ma lo faccio e lo sottoscrivo io.
Sono passati meno di due mesi tra le ultime due volte che l’ho visto: nella prima Gas c’era ancora, nella seconda non più.
Su Hansel, il vuoto ha un peso che riconosco, perché è della stessa sostanza di quello che si porta addosso la mia Domi da quando il suo compagno Teo non c’è più. E ci sono anche gli anni, certo: almeno 16 non sono pochi, per un cane della sua taglia.

Ma anche adesso Hansel continua a muoversi come un nobile, gentilcane; a non attaccare mai briga; a profumare, per le persone che hanno il privilegio di stargli vicino abbastanza, di propoli.
A vivere con la grande famiglia che si è scelto; a esserlo, famiglia, per i suoi compagni canini e umani.
Sono stati migliaia i chilometri che ha percorso su un camion, 12 anni fa, ignaro di cosa sarebbe stato; decine quelli della sua fuga a Vercelli, e anche quelli percorsi girando in tondo davanti alle case che gli sono state proposte. Chilometri fatti di passi delicati, ma risoluti.
E anche adesso che sono più lenti, a volte difficili e affaticati, lo portano qui, lo tengono qui, dove vuole essere.
Con la sua famiglia. A casa.


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