Pepe è il gOldie dell’isolato accanto, è il gOldie più grosso che mi sia capitato di incontrare finora ed è anche un gOldie che, in un locale, dovrebbe dare un documento per dimostrare la sua età: 15 anni? Ma davvero? Sembra ancora il cucciolone dinoccolato che aveva fatto innamorare a prima vista Franca.
L’ho visto per anni, quando mi capitava di prendere una via secondaria durante le passeggiate quotidiane con Skid: impossibile non notarlo, mentre abbaiava a più non posso seguendo ogni nostro movimento.



Alto, austero, sempre sul chi va là e risoluto nell’ammonire col suo vocione i passanti (“So che ci sei! Ti controllo! Questo è il mio territorio!“), non avevo idea che Pepe fosse un vecchietto fino a quando, un giorno, in giardino con lui è comparso il suo umano, Valter.

Abbaia tanto ma è in fondo è un buono, anche se qualche polpaccio l’ha assaggiato! Non posso lasciare niente sul tavolo perché è un ladrone. Gli do degli integratori speciali perché ha tanti problemi alla schiena, costano un sacco di soldi ma basta che funzionino. È nato nel 2009… Ma allora è un gOldie DOC!
Era primavera quando avevo promesso a Valter che sarei andata a fotografare e raccontare Pepe; ma poi… la vita accade.
La malattia di Biancospino, scoperta ad agosto, ha avuto un effetto-valanga su tante cose, inclusi i giri per il paese e la possibilità, fino a quel momento scontata, di vedere persone e cani che erano ormai diventati presenze costanti.
Qualche settimana fa, per puro caso, dopo mesi ho incontrato Valter in panetteria: quando mi ha detto che la schiena di Pepe, il suo punto debole, lo tormentava e lui faceva sempre più fatica ad alzarsi, è stato chiaro che non c’era tempo da perdere.
Il giorno dopo entravo dal cancello sempre protetto da quel cagnone e conoscevo, una volta per tutte, la sua storia.
La storia di Pepe raccontata da Valter
Pensavano fossero un beagle, le due sorelle canavesi che si erano portate a casa quel cucciolo bianco, nero e marrone. Non si sa quando fossero arrivati i primi dubbi – i piedi grossi? Le zampe lunghe, lunghe, lunghissime? – ma ci fu un momento in cui l’evidenza non era più evitabile e per Pepe, probabile incrocio tra un alano e un pastore, si aprirono le porte del Canile di Caluso.
A casa di Valter e Franca c’erano già stati altri cani (la Zara; il vecchio Joe… alle pareti resistono ingiallite le foto) ma, nel 2011, lo spazio era vuoto. “Franca mi ha detto Dai, andiamo a fare un salto al canile, guardiamo solo! e in una gabbia c’era Pepe”. Pepe che, non appena vide Franca, mostrò tutta la gioia e la dolcezza di chi riconosce la sua anima gemella (eccoti qui! Finalmente sei arrivata!); così, da quella “semplice” visita al canile tornarono a casa in tre.


Pepe si mostrò, in realtà, subito fedele al suo nome. La tenerezza per la sua Franca andava di pari passo con un carattere da guardiano, a volte imprevedibile, come qualche polpaccio, mano o sedere ha imparato.
Ma una cosa, dice Valter, è sempre stata prevedibilissima: la sua enorme passione per il cibo. E che sia ladro, pronto ancora adesso, nonostante i dolori, a saltare ovunque sia stato lasciato incustodito qualcosa di commestibile, non mi ha stupito più di tanto (un grande deja-vu, piuttosto, vista la medesima attitudine del mio compagno di vita canino); molto di più mi ha colpito il suo cibo prediletto: la frutta.



Due aneddoti lo raccontano.
Il primo: anni fa, Valter aveva piantato in giardino tre alberi da frutta – un melo, un pero, un pesco. I frutti crescevano, ma poi sembravano volatilizzarsi. Bastò un pomeriggio di osservazione per capire che sparivano tra le fauci di Pepe, che ogni giorno faceva la ronda attorno alle piante per vedere se fosse caduto qualche frutto maturo o se erano maturati quelli alla sua portata (molti, viste le sue dimensioni).
Il secondo: era una calda giornata d’estate e Franca aveva lasciato una succosa fetta d’anguria in frigo per Valter, che se la pregustava già mentre finiva il turno da volontario della Croce Rossa, un impegno che ha portato avanti per 39 anni. Con la porta del frigo aperta, si voltò per lavarsi le mani e… magia. L’anguria era sparita e il mago, ovviamente, era stato Pepe, come provavano la sua espressione soddisfatta, le mascelle ancora in movimento e, soprattutto, due rivoli rossicci che spuntavano dalla bocca.




Ride, Valter, quando parla di questi furti. Di tutto l’altro che sono stati questi tanti anni insieme, durante la nostra conversazione, poco, solo a spizzichi, fa capolino.
Le lunghissime passeggiate, poi diventate lunghe, poi medie, ora un giro in cortile. Il naso umido a svegliarlo quando rimane addormentato sul divano e Pepe si alza dal suo materasso per ricordargli che è ora di andare su in camera. Le corse al piano di sopra, quando la schiena non faceva ancora così male, se Franca era ancora a letto, per potersi mettere di fianco a lei.
“Io sono il suo preferito” dice Valter “perché gli do da mangiare”. Ma quando arriva Franca gli occhi di Pepe si illuminano, la lunga coda si anima, la schiena malandata si arrende ai salti di gioia. Un cucciolo di 15 anni su un tappeto di gioia.
“È il mio fratellino” dice Franca mentre giocano. “È il nipotino che non ho avuto” chiosa Valter.
Le foto che facciamo sono le ultime nella vecchia casa, il trasferimento nella nuova è previsto nei giorni successivi. “Ci abbiamo messo un po’ a trovarla perché doveva essere comoda anche per lui… speriamo che si abitui, nonostante l’età”.
Non ho dubbi che sarà così; perché, mentre esco, lui, che mi abbaia di nuovo ma intanto scodinzola, se ne sta proprio in mezzo tra Valter e Franca e passa lo sguardo da una all’altro, sapendo che, ovunque sarà, casa, per lui, sarà sempre e sarà loro.




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