La speranza ha il suono di un codino che batte; la felicità è un cappottino verde che non va più.
Daniela avrebbe voluto che Baffo lo indossasse per le foto, ma, nell’arco di poche settimane (quelle passate dal momento in cui ha chiesto di partecipare a Progetto gOldies al sabato in cui ci siamo incontrati), era diventato troppo piccolo. No, molto meglio di così: a renderlo di colpo troppo stretto erano stati i chili che Baffino, in barba a ogni previsione e pronostico, aveva messo su.


Allora via con un cappotto rosso, che peraltro gli dona tantissimo, e via con un grande sorriso, e un grande sospiro di sollievo, anche: perché era una cosa poco scontata, che prendesse peso, forse solo leggermente meno improbabile della speranza che resistesse, che sopravvivesse, che ci fosse ancora e che arrivasse fin qui, fino a Natale.



“Non tira fino a domani“. “Non raggiunge fine mese“. “Figurati se arriva a Natale…” hanno ripetuto in tanti: ed è la ragione per cui Daniela ha chiesto che le foto di Baffo fossero natalizie, che di più non si può (e non solo le foto. Vi avverto: questa storia sa di Natale, di misteri e anche un po’ di miracoli).

Perché a Natale Baffo c’è arrivato, e non ha intenzione di fermarsi: perché passiamo la vita a ripeterci che “Il meglio deve ancora arrivare” e quando arriva davvero, che si fa?
Si resta, più che si può: ci sono ancora troppe pipì da fare, troppe annusate da dare, troppo cibo (ma solo se buonissimo!) da mangiare, tanti colpi di coda a riscrivere un brutto finale scontato e a dirigere, come un maestro d’orchestra, la felicità di chi lo incontra.

La storia di Baffo
Baffo, un anziano segugino, era stato trovato abbandonato qualche anno fa, al confine tra Liguria e Toscana. Per poco tempo era rimasto in un canile della Liguria; poi era stato adottato da un signore che viveva in una fattoria con molti animali.
Sembrava aver trovato il suo riscatto e i volontari avevano archiviato la sua storia. Ma, un giorno di tarda primavera, la persona che lo aveva portato a casa è venuta a mancare tragicamente; per giorni e giorni, prima che la sua morte venisse scoperta, gli animali che dipendevano da lui sono rimasti da soli, senza cibo ne acqua.
L’odore della morte ha accolto le prime persone che hanno messo piede nella cascina: decine le vite interrotte, anche quella della compagna di Baffo. Lui stesso se ne stava disteso, con gli occhi ciechi, in una stalla diventata una discarica, su una poltrona putrida, intrisa di liquidi densi e sporcizia, al buio, immobile.
“Perché ci hanno chiamato qui per un morto?” si sono chieste ad alta voce le volontarie davanti a quel divano sfondato. E il morto, sentendole, ha iniziato a battere la coda: perché, in quel corpicino, stremato dall’inedia e dal diabete, mai curato, a livelli spaventosi, la vita era un soffio leggero, ma la gratitudine e l’amore restavano saldi e dettavano il ritmo della speranza.

Inizia da quello scodinzolio la nuova vita di Baffo. Da un appello che faceva così:
Baffo è diabetico, mezzo ciecato, borbottone, piscione, ha una massa tumorale tra milza e fegato, ed è stato appena sottoposto ad intervento chirurgico per rimuovere tumore ai testicoli ed ulcera allo scroto… Insomma, un pezzo unico per veri amanti dei casi clinici. Ha un carattere strepitoso, però, va d’accordo con tutti ed adora i bambini
comincia, invece, il racconto di Daniela.
Baffo raccontato da Daniela
Mi occupo da molti anni di aiutare cani dai bisogni speciali con Progetto Pandora e in questo frangente sono stata contattata dalla responsabile dell’Associazione Brisky, che ha in carico Baffo, che mi chiedeva aiuto.
Appena ho visto il video del suo ritrovamento è stato un colpo di fulmine: non so perché accadono queste cose, ma certe situazioni sono dei veri e propri “incontri di anime” da cui è impossibile non venire coinvolti…
Baffo arriva da noi a giugno, quasi in fin di vita. Dopo alcune visite scopriamo anche che ha due masse molto grosse al fegato, inoperabili, e la glicemia completamente fuori controllo.
Inizia un tour de force di alcune settimane, dove crediamo veramente di perderlo; ma poi, all’improvviso, nonostante un’estate torrida che sembrava capace solo di peggiorare le condizioni cliniche dei cani, le cose cambiano e cambiano in meglio.




Così tanto che siamo qui, a dicembre, ancora insieme a lui: che, nonostante tutto, nonostante analisi e diagnosi, ad oggi sta benissimo. Sempre allegro, sempre grato, fa i suoi giri e, quando è stufo, ritorna nel suo lettino pulito. Mangia, di gusto, ma solo cibo di primissima scelta – e, se non gli piace, lo fa capire benissimo e fa lo sciopero della fame finché non arriva quello che più gli aggrada.


A volte mi chiedo come sia possibile… ma non sempre c’è bisogno di dare spiegazioni, anche (soprattutto) alle cose impossibili: l’importante è viverle quotidianamente e ringraziare ogni giorno di essere così fortunati per aver goduto e di godere ancora della sua presenza e della sua gioia di stare al mondo.
Baffo non ha bisogno di essere commentato: lui emana gioia e amore sempre, la sua codina ringrazia il cielo ogni giorno e noi con lui.






È bello pensare, attraverso Progetto gOldies, di poter dare un tributo anche a chi nella vita non ha avuto nulla se non verso la fine, e rendere omaggio a un cagnolino come lui, di cui, senza i volontari che lo hanno trovato, nessuno avrebbe mai saputo niente.
Ora, nella nostra pagina di Progetto Pandora, lui è diventato famoso ed ha un sacco di followers!
Quando ho visto quel primo video, ho pensato che avrei regalato una possibilità a Baffo; ma la verità è che il dono è lui, ogni giorno che passiamo insieme.
Lunga vita nonno Baffo, abbiamo tanto bisogno di te.


Lascia un commento