#13 Pepe

La sera in cui sono tornata a casa dopo aver conosciuto Pepe (e Pinotto) per Progetto gOldies, mentre salivo le scale per andare a letto non mi andava via dalla mente il ritornello di una vecchia canzone. Era Spaccacuore di Samuele Bersani, la parte che fa:

L’Amore spacca il cuore
Spara, spara, spara, Amore

Come se fosse normale l’equazione tra amore e tormento, tra amare e farsi ferire.

Ce l’hanno ripetuto negli anni le canzoni, le poesie, romanzi e film; così tante volte che è un’idea che ci entrata in testa e si è sedimentata, come le stalagmiti fatte di gocce tenaci, che trovano, nell’insistenza, il modo per trasformare un’esistenza effimera e liquida in solide rocce sempre più imponenti.

Invece, l’amore ripara. Dovrebbe essere quella, la verità che ci portiamo nel cuore, mentre serve uno sforzo per ricordarlo, uno scalpello per demolire la stalagmite, una foto dove ci vediamo addosso un sorriso che avevamo dimenticato di poter fare ancora e, soprattutto, un gatto. Speciale come tutti i gatti, ma forse un po’ di più.

Pepe, detto Peppino, ha 12 anni, è positivo alla Fiv e, anche lui, è stato adottato da Silvia al Gattile di Chieri, dove è arrivato da adulto, in pessime condizioni.

È tutto tondo, ha un orecchio tagliato e gli occhi come il cielo nelle giornate più belle.

Ho passato i primi dieci minuti a fotografare Pinotto con lui steso sulle gambe, perché ama le persone (anche quelle mai viste) e perché è un ficapuciu (se non sapete cos’è, ve lo spiega Silvia più sotto).

È, soprattutto, un Aggiustacuori. E questa è la sua storia.

Pepe raccontato da Silvia

La mia storia d’amore con Peppino nasce nel 2017, per me un anno terribile, di quelli che iniziano male e finiscono peggio.

Era ottobre la prima volta che l’ho incontrato. Al gattile mancavo da due settimane ed ero andata una domenica, un po’ più per dovere che per piacere, perché non avevo più materiale da pubblicare sulle pagine Social.

Ho scattato le foto degli ultimi arrivati e poi sono arrivata nella stanza FIV (la parte del gattile di Chieri dedicata agli ospiti con questa patologia, ndr) dove c’era un micio nuovo, Establo. Era già libero perché aveva finito la quarantena e pronto da pubblicare per cercare un’adozione.

Sono entrata e lui, che non mi aveva mai visto, mi è venuto incontro come se mi conoscesse da una vita.

Ha iniziato ad arrampicarsi, a darmi testatine, mi è salito sulle spalle… una cosa incredibile. E io ho iniziato a ridere, perché era troppo buffo. “Voglio essere notato e mi gioco tutte le mie armi“, sono sicura che pensasse questo. Però, in questo modo, non riuscivo a fargli foto, perché mi era sempre appiccicato: così ho pensato di farmi dei selfie con lui, da ritagliare dopo.

Sono uscita col cuore contento, felice e rilassato e, quando ho guardato gli scatti sul telefonino, mi sono vista addosso un sorriso che non avevo da mesi.

Nella mia casa (che allora condividevo con mia madre) e nella mia vita non era previsto un quarto gatto, perché c’erano già Birba, Pinotto e Sophie. Ma ormai ero innamorata. Nei giorni seguenti continuava a pensare a lui, a come mi aveva fatto ridere, a quell’attimo di felicità e pace che mi aveva donato in mezzo alla tempesta. “In quest’anno terribile, io voglio una gioia” mi sono detta: e la volevo così tanto da convincere (o sfinire) mia mamma.

Sono andata a prendere Establo, ora Pepe, in gattile un sabato pomeriggio. Non appena è arrivato a casa si è messo comodo: a lui basta che ci sia da mangiare e un posto confortevole e gli va bene tutto, tanto che non ha avuto problemi con gli altri e si è dimostrato subito per quello che è, ossia un gatto pacioso, goffo, buffo.

Ha due soli, piccoli difetti: miagola tanto, tantissimo, perché deve far sapere sempre quello che pensa; e, se non ha la lettiera perfettamente pulita, va a impiastricciarsi le zampe e poi ti salta in braccio per fartelo capire. Ma, tutto sommato, è un bravo gatto.

Anzi, di più: io lo definisco il gatto perfetto perché, oltre al suo carattere d’oro, mangia qualunque tipo di cibo (l’importante è che ce ne sia in abbondanza) e non ho mai visto un gatto così santo al momento di prendere le medicine. Quando è arrivato aveva un orecchio tagliato e tanti problemi intestinali e, per il primo mese, ho dovuto curarlo: lui si è fatto fare di tutto, si faceva mettere la crema, prendeva le pastiglie senza lamentarsi… anche adesso che ha avuto problemi urinari e deve prendere un integratore tutte le sere, se lo mangia direttamente dal cucchiaino.

Pepe e l’integratore

Sempre per questi ultimi guai ha dovuto anche fare flebo e delle ipodermiclisi, senza mai fare storie: all’inizio la veterinaria non ci credeva, ma, secondo me, Pepe aveva capito che lo potevano aiutare a star meglio. Andava così: io gli dicevo “Pepe, vieni che facciamo le flebo” e lui arrivava, si metteva sulle mie gambe, aspettava in piedi che infilassi l’ago nella collottola, dopodiché si sdraiava in grembo finché non avevamo finito. Solo le ultime due volte se n’è andato un po’ scocciato, come a dirmi “Basta, non ne ho più bisogno!“. Lì ho capito che stava, finalmente, bene.

Pepe è un bradipo: qualsiasi cosa debba fare, lui la fa piano (a meno che ci sia di mezzo il cibo: allora lì corre!). Magari Sophie gli dà una zampata e, nel tempo che Pepe alza la sua zampa per rispondere, l’altra è già scappata. Ma lui non se la prende: è proprio un bonaccione, un cuorcontento.

Altra caratteristica: è un po’ tonto, non è furbissimo. Adesso, a forza di stare con gli altri e di copiare il loro comportamento, ha imparato ad affrontare le difficoltà, ma, all’inizio, se scoppiava un temporale, dovevo andare a recuperarlo fuori perché, da solo, non sapeva tornare in casa; oppure, se usciva e c’era la tapparella leggermente abbassata, per rientrare si metteva a miagolare, chiedendo disperato di andare a riprenderlo.

Sicuramente una delle sue maggiori particolarità è l’essere un ficapuciu, ossia un ficcanaso! Il suo sport preferito è fare come i vecchietti che guardano i cantieri: si mette alla finestra a osservare e passa da un balcone all’altro per non perdersi niente di quel che succede fuori. A volte esco sul balcone a fumare e, attraverso la finestra, noto che lui è tutto intento a seguire qualcosa e a farsi gli affari altrui. Anche adesso, mentre raccontavo la sua storia, è stato tutto il tempo qui, ad ascoltare con estrema attenzione, perché, da bravo ficapuciu, doveva sentire tutto quello che stavo dicendo di lui.

Un suo pregio è sapersi godere le piccole cose. Qualsiasi gioco gli dai, lui lo apprezza. Avevo comprato un tunnel per gli altri tre mici e lo avevano ignorato; poi è arrivato lui, ha iniziato a usarlo e ha coinvolto tutti.

Tiragraffi nuovo: bene, lo testo subito! Pallina, topini: via, giochiamoci! Dà soddisfazione perché è un gatto curioso, prova tutto ed è felice anche con poco.

Ma soprattutto ha un dono, quello che me l’ha fatto portare a casa (senza che potessi oppormi, perché è lui che ha scelto me): Peppino dà serenità. Ne trasmette talmente tanta che riesce a coinvolgere tutti. È un aggiustacuori.

Pepe è un gatto che dona pace. Tutti quelli che lo conoscono rimangono impressionati, perché è vero che tutti i gatti dispensano gioia, ma lui… ha una marcia in più. Quando dorme è come se fosse in un altro mondo, col cervello spento e le zampine incrociate, una delle sue posizioni tipiche che mi fa morir dal ridere.

Nei momenti più difficili, quando qualcosa mi agita, lui arriva, fa finta di niente, rompe le scatole finché non lo prendo in braccio e bon, mi fa due moine ed è come se tutto quello che non va fosse passato, venisse cancellato. Capitava anche quando tornavo stanca dall’ufficio: mi aspettava sulla sedia di fronte all’ingresso e c’era sempre un momento-affetto solo nostro, in grado di farmi passare ogni malumore.

Pepe è un gatto speciale. È vero che tutti i gatti sono speciali, ma lui ha una marcia in più.

Pepe ascolta soddisfatto, socchiude gli occhi e sorride (sì: è un gatto sorridente). Si appoggia a Silvia e, come uno Stregatto senza malizia, non la porta nel Paese delle Meraviglie, ma rende un po’ più meraviglioso il mondo che c’è. Trovatemi, se riuscite, una magia più grande di questa.

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