#8 CarolaeCadeau

Premessa

La prima volta che ho incontrato Carola e Cadeau ero in giro dietro casa con Skid, il mio cagnolone bonaccione spesso poco amato dai suoi simili.

Quei due splendidi nonni-cani avevano accolto il suo tipico avvicinamento a balzelloni, da entusiasta e ottimista nato, con scodinzolate incoraggianti; si erano fatti annusare e l’avevano annusato a loro volta, curiosi e amichevoli. Skid, estasiato da quell’incontro senza ringhi e tentativi di morsi, si era, ovviamente, allargato, saltando addosso al loro umano Pino; io ne avevo approfittato per accarezzare i due cagnolini. Erano dolci, attenti e saggi come ti immagini siano i nonni, a qualunque specie appartengano.

Quando ero tornata a casa avevo raccontato a mio marito che avevamo conosciuto due vecchietti bellissimi e amichevoli, che pensavo fossero fratelli e che speravo di ritrovarli.

In quel resoconto c’erano alcune verità e un errore, a cui ora pongo rimedio.

Quel primo incontro avveniva mesi fa. Ne sono seguiti un paio, sempre festosi, prima del lockdown. Ma il più importante è avvenuto dopo ed è coinciso con la ripresa della libertà di andare in giro oltrepassando le colonne d’Ercole dei 200 metri attorno casa.

Oltre quel confine immaginario e pesante li ho rivisti, un tardo pomeriggio di inizio giugno, lui sempre allegro, lei affaticata, ma ugualmente affabile; è stato allora, chiacchierando con Pino, che ho scoperto che Carola e Cadeau sono mamma e figlio, di 16 anni lei e di 14 lui; ho avuto la conferma (ma bastavano gli occhi del loro umano su di loro, anche senza parole) di quanto siano amati; ho scoperto perché Cadeau si chiama Cadeau; ho saputo che Carola stava diventando sempre più stanca, le zampe più deboli e i giri, quei giri di esplorazione e svago tanto amati, sempre più corti.

Quando ho descritto a Pino Progetto gOldies, dicendogli che mi sarebbe piaciuto poter far conoscere anche a voi due cani così simpatici, mi ha risposto che ci avrebbe pensato, che ne avrebbe parlato in famiglia e che, nel caso, ci sarebbe stata una sola condizione: oltre a Carola, avrei dovuto scrivere anche di Cadeau. Se mi conoscete anche solo un po’, state già immaginando il sorriso che avevo addosso in quel momento, insieme alla speranza per le ultime parole di Pino prima di salutarci: “Sono tutti e due speciali, ma la storia di Carola meriterebbe proprio di essere raccontata“.

Quella stessa sera (anche se me ne sono accorta giorni dopo) mi ha scritto per dirmi sì.

Oggi Cadeau è un cucciolo di quasi 14 anni. Quando arrivo a casa, dove abbiamo scelto di trovarci per non affaticare Carola, mi accoglie sulla porta insieme alla mamma, con qualche abbaio festoso e tanti colpi di coda; sparisce un attimo solo e solo per andare a prendere la sua magnifica palla, che mi porgerà, lancerà verso Carola e terrà tra le zampette per tutta l’ora che trascorreremo insieme.

Carola è bellissima e stanca, si vede. Sarà il caldo, dico io; sono gli anni, rispondono Pino e sua moglie Gianna. A breve la aspettano due visite dal veterinario. Sonnecchia e ci osserva (me con curiosità, i suoi umani con amore) dal materassino. Ha gli occhi grandi e dolci, che diventano immensi quando arriva Paola, la sua sorella umana.

Anche Cadeau impazzisce di gioia quando la vede; quella gioia che parla di famiglia, di casa e di cerchi che si chiudono, di nuovo completi e perfetti. Gioia che è una dichiarazione d’amore per l’umano di elezione, senza sotterfugi, senza strategie e senza paure (succede che ci siano, a volte, tra di noi, glabri bipedi timorosi). Ho la fortuna di riconoscerla perché è quella che mi aspetta quando torno dai miei genitori e trovo i miei fratelli cani, Domitilla e Teo. Per questo, raccontando questa storia, mi sembra di osservare e raccontare un po’ anche la nostra; per questo mi sento fortunata ed emozionata a raccontarvi

La storia di CarolaeCadeau*

Inizia con un palo, una corda e un umano piccolo piccolo.

Carola era stata abbandonata nell’autunno del 2006, legata davanti al canile di Imperia. Aveva solo un paio d’anni, un tempo breve o infinito, se lì si concentra tutta la bruttura dell’esistenza.

Era incinta, sottopeso, con una forte displasia all’anca e una forma molto grave di leishmaniosi. Se l’ex padrone cacciatore avesse avuto solo l’ombra di scrupolo, o se avesse voluto cercare un motivo per giustificarsi per averla scaricata come immondizia, avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta – anche se no, non credo che sia arrivato neanche a quel livello basico di coscienza. La merce difettosa, non più utilizzabile, era stata scaricata; fine del problema.

Anche ai volontari liguri Carola sembrava un caso senza speranza. Per dargliene qualcuna, era stata trasferita a Torino, in un altro canile. Lì aveva partorito, il 15 ottobre 2006; solo un cucciolo era sopravvissuto.

Erano stati i volontari torinesi a pensare che Carola potesse essere adatta a Paola e ai suoi genitori, Pino e Gianna. Loro non avevano chiesto un cane di razza, di un colore particolare, a pelo lungo o a pelo corto. Solo una cosa, avevano chiesto: quando erano arrivati in canile per conoscere Carola e avevano saputo che aveva avuto un cucciolo, che era già stato messo in un’altra gabbia e “prenotato” da altre persone, non ci avevano pensato un attimo a chiedere di non separarli, perché li avrebbero presi entrambi.

Per fortuna di tutti, i volontari avevano detto di sì. Così quel cucciolo è diventato Cadeau, il dono: inaspettato e prezioso. Era il 9 dicembre 2006.

*Per noi non sono mai stati

Carola

E

Cadeau.

Sono sempre stati CarolaeCadeau, tutto attaccato.

CarolaeCadeau raccontati dai loro umani

Le cronache sono fatte di successioni di eventi. Le storie, di momenti che raccontano tutto quello che è importante conservare.

14 anni di vita insieme sono una lunga storia fatta di ricordi condivisi, di fermommagine che saltano fuori dal flusso intasato dei giorni. Tanti sono concentrati lì, all’inizio, quando qualcosa di incredibile sta nascendo.

“I primi tempi non sono stati facili. Alla prima visita dal veterinario, è venuto fuori che i valori della leishmaniosi di Carola erano 10 volte più alti di quelli che ci avevano comunicato in canile. Forse pensavano che, se avessimo conosciuto la realtà, non l’avremmo adottata; ma noi volevamo solo sapere come stavano le cose davvero, per poterla aiutare nel migliore dei modi. Così, appena arrivata, abbiamo iniziato la terapia d’urto, nella speranza di salvarla”.

Per 45 giorni, ogni singolo giorno, tocca a Gianna farle le iniezioni. “Io piangevo perché aveva fori ovunque e mi dispiaceva continuare a bucarla; lei era sempre tranquilla, non si lamentava mai. Mi guardava con i suoi occhi dolci; sembrava fosse lei a consolare me”.

Pareva una battaglia impossibile, invece Carola ce la fa. I valori rientrano, anche il veterinario ne è sorpreso. “Carola è forte, è una roccia, è una guerriera” dice Pino; lo ripeterà spesso, a ragione.

Dopo la leishmaniosi c’è stata la displasia all’anca, le visite dai migliori specialisti che lasciano poche speranze: situazione grave e inoperabile. “Ai tempi non esisteva neppure una protesi così piccola, erano tutte pensate per cani più grossi di lei”. Il futuro sembrava fatto di dolore e carrellini; eppure Carola ha continuato a camminare e a correre, a esplorare e viaggiare, come il bombo che non potrebbe volare perché è troppo pesante per le sue piccole ali, ma non lo sa (o lo sa e non se ne importa, chissà) e continua ad alzarsi e a volteggiare. Perché davvero Carola è forte, è una roccia, è una guerriera; ed è anche “un po’ Don Chisciotte”, ride Paola, senza macchia e senza paura.

“Carola è sempre stata autorevole, mai autoritaria” conferma Pino. “Un po’ maestrina” aggiungono tutti con un sorriso. Basta guardarla, posata e attenta, per intuirlo. Ancora adesso mette in riga chi non si comporta bene, incluso Cadeau, il bimbo, eterno cucciolo dal musetto imbiancato.

“Quando Paola ha portato a casa dall’ospedale la sua bimba appena nata, Carola se n’è accorta subito; Cadeau, invece, ci ha messo un po’ a trovare la culla e a notare che dentro c’era qualcuno. In quel momento si è lasciato andare a un sospiro di sconforto, forse perché ha capito che non era più lui il piccolo di casa; si è allontanato, ma dopo poco era di nuovo lì, a porgere la palla che era andato a recuperare in dono alla sua nipotina”.

Cadeau

La parola più adatta per descrivere quello che lega CarolaeCadeau a Paola, Pino e Gianna è semplice da trovare: famiglia. E se lo è, è grazie a un semestre su in montagna, più di tredici anni fa: quando Paola lavorava alla sua tesi di laurea in loro compagnia, Cadeau è diventato grande e Carola ha imparato la lezione che cancellava il suo difficile esordio nel mondo.

“All’inizio Carola era terrorizzata dagli uomini. È sempre stata buonissima, ma aveva paura. Mi vedeva e si faceva la pipì addosso. Paola con lei ha fatto un lavoro gigantesco” dice Pino.

Nei mesi in montagna, insieme a Paola, Cadeau ha imparato che la vita può essere davvero qualcosa di meraviglioso: la gioia di crescere con la mamma e con una sorella umana, la libertà dei boschi, i torrenti che rinfrescano e invitano al gioco. Il brutto conosciuto da Carola, lui non l’ha mai sperimentato: un dono per un Dono. Forse è per questo che è restato un cucciolo negli occhi e nel cuore, anche adesso che ha 14 anni.

E Carola, Carola che aveva sentito sulla pelle e dentro di sé quanto miseri e cattivi possano essere certi umani, che era stata legata a un palo da chi, pensando di farle un torto, le ha dato la possibilità di trovare la sua famiglia e un’esistenza meravigliosa; Carola ha imparato a sua volta, come il suo cucciolo o come la cucciola che lei stessa non aveva potuto essere, spensierata e amata.

Delle prime uscite in montagna, c’è un aneddoto che mi viene raccontato a tre voci: Carola che scappa, di sera, in quei luoghi ancora sconosciuti, con tutta la sua famiglia che la cerca, Cadeau stretto al petto di Gianna, Paola e Pino che la chiamano senza sosta e procedono nel bosco sempre più buio.

“Fuggi per salvarti, non essere sciocca, come puoi fidarti ancora?” le dice la testa, dice l’istinto. “Torna”, dice un’altra voce: che si chiami speranza, fiducia o cuore. E Carola torna. Dalla sua famiglia, finalmente a casa.

Tra poco Carola raggiungerà di nuovo quelle montagne che ama e dove ha saputo di essere amata, insieme a Cadeau, Paola e la sua famiglia. C’è già un passeggino per cani fatto apposta per lei, perché, dove le gambe non arrivano più, arrivano le braccia di chi la sosterrà e la porterà, anche in cima al mondo. Mi immagino già le occhiate che lancerà da lì dentro al suo Cadeau.

Aveva ragione, Pino. La sua è una storia che merita di essere raccontata.

Postilla

Carola se n’è andata il 16 luglio, qualche settimana dopo le nostre foto e qualche settimana prima di questo post. L’ho saputo dal saluto del suo Pino su WhatsApp: Ciao Carola, grazie per tutto l’amore che ci hai dato. Undici parole che raccontano tutto.

Era tanto stanca, si vede anche in queste immagini. Sdraiata sul suo materassino, con davanti Cadeau che la osservava preoccupato. Ma i suoi occhi enormi e luminosi brillavano, ancora di più quando guardava i suoi umani.

Ci ho pensato solo quando ho iniziato a scrivere questo post che, durante il nostro incontro, Paola ha detto poco, a parole. Ma ha raccontato tutto.

C’è stato un momento in cui le ho chiesto di avvicinarsi a Carola per una foto insieme. Lei si è chinata e l’ha presa in braccio con la delicatezza che si meritano le cose più preziose. Si sono scambiate sguardi che bruciano da quanto sono potenti, da quanto amore è lì concentrato. Uno di quei momenti rari in cui un frammento di mondo si ferma e tutto il resto è chiuso fuori, a procedere ignaro o, se è fortunato, ad ammirare quel momento perfetto. Mi sento fortunata, tantissimo, a essere stata lì, in apnea, a vederlo e a raccontarlo.

Carola non era già più in questa dimensione, quando ho scritto la sua storia, ma ho usato lo stesso il presente per farvela conoscere; l’ho usato ancora qualche riga fa. Non è un caso.


Quando c’è così tanto amore in gioco, il tempo perde significato. Per me è questo, il senso di Progetto gOldies. Il passato regala ricordi, sul futuro si proietta la luce di quello che è stato, l’amore resta al di là di tutto e ci conserva in un eterno presente, fosse anche solo in un posto che soltanto noi sappiamo e che conserviamo come quanto di più prezioso abbiamo, perché lo è; il posto più luminoso che abbiamo nel cuore.

Those days are all gone now but one thing’s still true
When I look and I find, I still love you
I still love you

Per partecipare a Progetto gOldies

Vuoi farmi raccontare la storia del tuo gOldie? Mandami un messaggio attraverso il sito o sulla mia pagina Facebook. Ti racconto cosa faremo insieme in questa pagina. E, se vuoi saperne di più su Progetto gOldies e su come è nato, lo racconto qui.

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